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Migrazione e Adattamento

  • Dott.ssa Valentina Capuano

La migrazione è un’esperienza potenzialmente traumatica, segnata da passaggi dolorosi: il distacco, il viaggio, l’arrivo e l’inserimento in una realtà nuova e sconosciuta.

Migrazione e Adattamento

La migrazione è un' esperienza emotiva che dura tutta la vita, fino al faticoso raggiungimento della consapevolezza di essere un immigrato/emigrato.

La migrazione è un’esperienza che unisce la dimensione emotiva della nostalgia, della paura, ma anche della speranza e della progettualità. In ogni partenza, infatti, c’è un progetto di vita. Chi lascia la propria terra deve far fronte sempre a paure primarie di separazione, di abbandono e di incontro con lo sconosciuto. In più il migrante, poiché non è più inserito nella cornice di elementi protettivi che hanno costituito il suo ambiente e la sua storia fino alla partenza, è reso più fragile e vulnerabile. La sua stessa appartenenza culturale diviene incerta. La problematica del migrante è infatti quella di essere sospeso tra due mondi, non ha più una cultura omogenea con cui confrontarsi e vive in una doppia assenza: del proprio luogo - da cui è partito - e del nuovo - che non gli appartiene. E c’è il silenzio, fatto di non comprendere la lingua, di non potersi esprimere, di un mancato rispecchiamento nell’Altro e di una difficile risonanza emotiva (Grinberg,1990).

La migrazione comincia molto prima della partenza: il progetto individuale o gruppale di una migrazione, espone ad un periodo caratterizzato da oscillazioni di umore, a sentimenti di tristezza, di colpa per tutto ciò che si lascia o - al contrario - a momenti di euforia, all’ idealizzazione per il nuovo, alla fiducia. Frequenti sono le alternanze di emozioni e frequenti i ripensamenti. Spesso l’arrivo in un paese straniero, la solitudine, la non conoscenza della lingua, la ricerca del lavoro, della casa attivano angosce. Possono essere di tipo paranoide: sensazioni di non essere compreso, di essere escluso, giudicato, discriminato, osservato; oppure possono essere di tipo confusionale: si confondono le lingue, i luoghi, i ricordi, il tempo. Infine ci sono quelle di tipo depressivo: sensazioni di tristezza, di non speranza, di chiusura nella nostalgia (Algini, Lugones, 1999).

In alcuni casi possiamo parlare anche di Disturbo dell'Adattamento,  quando cioè il migrante presenta umore depresso, tristezza, preoccupazione, ansia, insonnia, bassi livelli di concentrazione e una marcata compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo, scolastico o in altre aree importanti della vita (Casey & Bailey, 2011). Nei Disturbi dell’Adattamento: i sintomi emotivi (la marcata sofferenza sperimentata, l’umore depresso, l’ansia, ecc.) e comportamentali (problemi in ambito sociale e occupazionale) si sviluppano a seguito di un recente evento stressante; si riscontrano alti livelli di sofferenza, che sono sproporzionati rispetto alla gravità/intensità dell’evento stressante; i sintomi si manifestano entro i 3 mesi dall’esposizione all’evento stressante; tali sintomi non persistono per più di 6 mesi dall’evento stressante o dal superamento delle sue conseguenze (APA, 2013).
In altri casi, invece, specie se il migrante è stato esposto ad eventi traumatici come guerra, regimi repressivi,  torture e maltrattamenti di ogni tipo, può insorgere il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD). Tale disturbo è contraddistinto da flashback, incubi, evitamento, insensibilità e distacco, ipervigilanza (risposta di sobbalzo, ansia, paura, agitazione).

Dott.ssa Valentina Capuano
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Dott.ssa Valentina Capuano Psicologa Psicoterapeuta
Travacò Siccomario (PV)

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Iscritta all’Albo degli Psicologi della Lombardia n. 14783
Laurea in Psicologia Clinica Università degli Studi di Pavia
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